Flash Note

Carmignac Patrimoine: che cosa succederà con l’elezione di Donald Trump?

18.11.2016

La politica monetaria più di tanto non può fare. Nonostante anni di quantitative easing e di tassi di interesse ai minimi storici, la crescita economica negli ultimi otto anni è stata ampiamente deludente pressoché ovunque. Da un paese all’altro, ogni nuova elezione sembra offrire l’opportunità di rilanciare un’agenda politica rinnovata, basata su maggiori stimoli fiscali e, in alcuni casi, su una minore apertura delle frontiere.

La vittoria di Donald Trump alle presidenziali statunitensi è pertanto un sintomo di un fallimento più ampio; essa attesta il rifiuto del “regime” di globalizzazione neoliberista impostosi sempre più dopo la crisi del 2008. Un segnale eloquente del passaggio in atto da una politica di supporto monetario a una di stimolo fiscale: i titoli industriali e ciclici sono risaliti dai minimi registrati a gennaio e febbraio e hanno sovraperformato gli altri settori, complice la stabilizzazione ciclica dell’economia globale. La vittoria di Donald Trump ha corroborato questa tendenza. Tuttavia, la campagna populista e retorica del nuovo presidente sembra ora lasciare il posto a un programma molto meno radicale. Anche se è previsto un forte stimolo fiscale, inizialmente sarà realizzato attraverso una riduzione delle imposte, principalmente a carico delle società, e una maggiore spesa per infrastrutture, misure che determineranno un aumento del disavanzo di bilancio. A prescindere dallo scetticismo che possono suscitare, queste ambizioni dovrebbero comportare un ulteriore aumento dei rendimenti sui tassi a lungo termine. A partire dall’estate, abbiamo ridotto il rischio su tutti i portafogli obbligazionari e aperto una posizione short sui Titoli di Stato USA, che abbiamo aumentato recentemente. Sul versante azionario, il nuovo “regime” significherà anche un maggiore sostegno ai titoli legati alle commodity, che beneficeranno della spesa infrastrutturale, e ai titoli growth domestici in genere. Abbiamo avviato un riorientamento del portafoglio azionario in tal senso, che tuttavia non si è rivelato sufficiente tenuto conto della forte accelerazione di questa tendenza dopo le elezioni presidenziali.

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Azioni

Continuiamo a gestire il rischio attraverso un portafoglio equilibrato.

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Fonte : Carmignac, 10/11/2016
Altri : 0,6%

Titoli a visibilità elevata

Continuiamo a investire in società con buona visibilità sugli utili e in grado di generare rendimenti in crescita a prescindere dal contesto macroeconomico. Il nostro portafoglio include titoli che variano dal comparto tecnologico e internet ai farmaceutici. Inoltre, a partire da inizio anno, abbiamo realizzato alcune prese di profitto su diversi titoli di questi settori, favoriti dal contesto di rendimenti bassi e crescita scarsa degli ultimi anni. Nel settore healthcare, gli investitori hanno tirato un sospiro di sollievo dopo la sconfitta di Hillary Clinton, che aveva minacciato di dare un giro di vite ai prezzi delle compagnie farmaceutiche. Invece, la retorica protezionistica di Trump si è rivelata nefasta per l’universo dei titoli internet e tecnologici, tenuto conto della solida performance registrata dal settore da inizio anno che ha dato luogo a rilevanti prese di profitto. Tuttavia, questa volatilità a breve termine non avrà impatti sul trend di crescita a lungo termine delle nostre posizioni tecnologiche.

Titoli growth reflazionistici e dei mercati emergenti

Grazie a un portafoglio posizionato su tematiche di investimento cicliche, siamo in grado di trarre vantaggio dai programmi di stimolo fiscale. Abbiamo pertanto confermato e addirittura aumentato gradualmente nel corso dell’anno l’esposizione al settore delle commodity e ai produttori di cemento. Anche dopo le elezioni negli Stati Uniti, abbiamo proseguito il ribilanciamento del portafoglio azionario verso i titoli più ciclici, mantenendo un’attenzione vigile sui titoli e/o i settori già sovraquotati.

Le prospettive di misure di stimolo fiscale e di riduzione dell’onere fiscale per le società hanno catalizzato l’interesse degli investitori verso le azioni, penalizzando il mercato obbligazionario. Il contesto che ne deriva rende per ora meno interessanti i titoli auriferi; il prezzo dell’oro ha infatti già perso terreno. Tuttavia, rimaniamo esposti a questi titoli per gestire il rischio di coda della minore credibilità a medio termine delle Banche Centrali in una fase di ripresa dell’inflazione.

Continueremo inoltre a investire nelle azioni dei mercati emergenti. Dopo l’elezione di Trump, gli asset emergenti sono stati interessati da un’elevata volatilità, dovuta alle maggiori incertezze e alla minaccia di politiche protezionistiche negli Stati Uniti. D’altro canto, l’apprezzabile miglioramento dei fondamentali in molti paesi emergenti negli anni scorsi ha reso questi paesi molto meno vulnerabili agli aumenti dei tassi di interesse e a un rafforzamento del dollaro maggiore rispetto a quanto già scontato dal mercato. Inoltre, il previsto rilancio degli investimenti sia pubblici che privati negli Stati Uniti dovrebbe giocare a favore dei produttori di materie prime in generale. Infine, l’universo emergente è molto più dipendente dagli sviluppi in Cina che non dallo stato dell’economia americana. Basti notare che le economie emergenti hanno continuato a beneficiare della recente stabilizzazione resa possibile dal programma di stimoli fiscali avviato dal governo cinese. Alla luce di tutto ciò, confermiamo il nostro approccio positivo ma altamente selettivo in un contesto che dovrebbe rimanere volatile ancora per diverse settimane.

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Valute

Sul fronte valutario, mentre con l’approssimarsi delle elezioni presidenziali abbiamo ridotto l’esposizione al dollaro, subito dopo abbiamo riequilibrato le posizioni in euro e in dollari rispetto allo yen e alle valute emergenti per approfittare dell’impatto sul dollaro USA del programma di Trump (afflusso di capitali verso gli USA a sostegno del dollaro, rialzo dei tassi da parte della Fed).

Obbligazioni

Anche se il mercato obbligazionario è stato penalizzato dalla vittoria di Trump e dalle conseguenti aspettative di una politica decisamente reflattiva negli Stati Uniti, la componente obbligazionaria di Carmignac Patrimoine si è mantenuta salda, grazie in parte alla forte riduzione del rischio da inizio estate. I rendimenti ai minimi storici nei principali paesi sviluppati sono stati un segno tangibile di un autocompiacimento da parte degli investitori in obbligazioni, determinando però tre rischi principali per gli investimenti obbligazionari: 1) l’adozione da parte delle Banche Centrali di un cambiamento senza precedenti verso una politica monetaria meno accomodante; 2) il rischio di tensioni a livello dell’agenda politica a seguito dell’ascesa dei movimenti anti-establishment; e 3) l’aumento dell’inflazione negli Stati Uniti. Alla luce di queste considerazioni, a luglio abbiamo iniziato a ridurre gradualmente la duration modificata del Fondo attraverso posizioni short sui Treasury USA e i Bund tedeschi, realizzando prese di profitto su diversi driver della performance obbligazionaria (Titoli di Stato periferici, credito legato alle commodity e del settore finanziario) e modificando l’esposizione al debito dei paesi emergenti. La presidenza Trump, che include un robusto programma di stimoli fiscali, tagli alle imposte e misure protezionistiche, può essere vista come un acceleratore delle tendenze riscontrate durante l’estate. Manterremo pertanto la duration modificata negativa ai tassi d’interesse e allo stesso tempo continueremo a gestire attivamente l’esposizione ai tre principali driver della performance obbligazionaria, vale a dire il debito subordinato delle banche europee, le CLO europee e il debito dei paesi emergenti, principalmente degli esportatori di materie prime (verso i quali abbiamo significativamente ridotto il rischio valutario).

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Fonte : Carmignac, 10/11/2016

Verso il 2017: i rischi da tenere sotto controllo

Con l’approssimarsi del 2017, occorre prestare particolare attenzione a una serie di interrogativi rimasti ancora aperti. In primo luogo, il ritmo al quale aumenteranno i rendimenti dei Titoli di Stato avrà un impatto determinante sul trend dei mercati azionari. Le azioni potrebbero sopportare un aumento controllato dei rendimenti, ma soltanto se questo avviene in previsione di una fase di ripresa economica e non come reazione alla normalizzazione della politica monetaria e all’aumento dei disavanzi di bilancio.

In secondo luogo, il livello elevato dell’indebitamento dei governi a livello globale potrebbe rendere difficile per gli investitori valutare l’effettiva sostenibilità del debito governativo.

In terzo luogo, le misure protezionistiche perorate dai partiti anti-establishment in diversi paesi potrebbero determinare una contrazione del commercio mondiale che penalizzerebbe tutte le nazioni esportatrici, primariamente quelle emergenti.

Per fronteggiare questi rischi specifici, ci avvarremo della gestione attiva dell’esposizione alle azioni e al credito e agiremo sulla duration modificata del portafoglio per salvaguardare i principali driver di performance, in base alle nostre valutazioni sull’andamento della curva del rischio.