
Didier Saint-Georges
Member of the Investment Committee
La necessità di ristrutturare il settore bancario cipriota era diventata implacabile dopo il naufragio del debito pubblico greco a cui era intimamente legato. Essa ha rappresentato un'ottima occasione per l'Unione Europea per mettere dei paletti all'accettazione del moral hazard. La punizione è brutale. Ma la soluzione di condividere il dolore con i creditori privati - anche se depositanti - del settore bancario di un paese dell'area, è forse giustificata se si considera che questi ultimi sono per la maggior parte non residenti, che il modello di sistema bancario è quello di un paese offshore, che il paese è insolvente tanto quanto le proprie banche e che la sua economia rappresenta lo 0,1% del PIL europeo? È ad ogni modo ciò che confermano i mercati: fino ad ora, il credito interbancario non mostra un forte aumento del livello di stress nell'Eurozona. Il vulcano del contagio è rimasto inattivo e la vigilanza esercitata dalla Banca Centrale Europea è potuta rimanere incredibilmente silenziosa. Eppure, la gestione della crisi cipriota ha confermato che la modalità di risoluzione delle crisi nell’Eurozona rimane estremamente caotica. Tutto ciò non è affatto rassicurante quando la situazione di stallo della politica italiana solleva di nuovo la questione del sostegno condizionale della BCE. E al tempo stesso, l’ulteriore rallentamento dell’economia in Europa allontana ogni giorno di più l’orizzonte temporale per la riduzione del debito dei paesi del Sud (vedasi lettera mensile "All you need is growth" - marzo 2013). Sono tutti eventi che, in questo primo trimestre, hanno contribuito ad affossare ulteriormente la barca europea. Tuttavia è da notare che, dall'estate scorsa, l'allontanamento del rischio sistemico ha superato con successo il primo test. Tale sollievo giustifica a maggior ragione il fatto di interessarsi a quanto sta per avviarsi negli Stati Uniti, in Giappone e in Cina, spesso anche per necessità.
Il gravoso prelievo attuato sul cash depositato presso le banche cipriote (anche se limitato agli importi superiori ai 100.000 euro garantiti), sommato al controllo dei capitali messo in atto nel paese, creano un temibile precedente.
D'altro canto, in Italia la prospettiva di un governo tecnico temporaneo prefigura un congelamento delle riforme avviate da Mario Monti. Questi sviluppi incupiscono ulteriormente le prospettive dell'Eurozona ma non ci paiono sufficienti a giustificare, a breve termine, un ritorno significativo dell'avversione al rischio. Da un lato, un simile nuovo calo della fiducia ignorerebbe gli adeguamenti effettuati nei principali paesi del Sud Europa (pensate in particolare che, nonostante la recessione, il deficit di bilancio italiano si attesta ora al di sotto del 3%) e, dall'altro, dei mercati pienamente coscienti che Mario Draghi non mancherebbe, se necessario, di offrire al settore bancario le liquidità sufficienti per evitare il ritorno di tensioni simili a quelle della primavera 2012. La crisi cipriota, invece, rafforza il nostro scetticismo sulla capacità del settore bancario europeo di erogare ulteriore credito alle imprese. In effetti le banche europee, già ostacolate dalla necessità di ridurre l'indebitamento, dagli obblighi previsti da Basilea III e dalla debole domanda di credito, sono ulteriormente minacciate da un indebolimento della base di depositi che alcuni clienti, preoccupati per il precedente cipriota, potrebbero ora desiderare portare ai livelli minimi. Come ignorare che le prospettive di ripresa economica dell'Eurozona nel secondo semestre 2013 sono ulteriormente indebolite da questo nuovo scoglio nei confronti del settore bancario. Dato che allo stesso tempo la Francia, seconda economia dell'area, inizia a sprofondare nella recessione senza alcuna prospettiva convincente di soluzione.
-
NELL’UNIVERSO EMERGENTE...
-
... il passaggio dei poteri politici in Cina è stato fonte di numerose preoccupazioni presso gli investitori.
Queste incertezze, unite a quello che neanche un anno fa si presentava come un rallentamento dell’economia globale, hanno determinato una performance mediocre del mercato azionario cinese e dei mercati emergenti in generale. C’è da preoccuparsi? È opportuno notare, innanzittutto, che sia in India che in Brasile la discutibile governance macroeconomica di questi paesi (interventismo politico in Brasile e incapacità di concretizzare le riforme in India) non pregiudica le opportunità di investimento. Ad esempio, il semplice esempio del fabbisogno di infrastrutture in questi due paesi apre alle imprese private ben gestite la prospettiva di registrare una crescita degli utili del tutto notevole, nonostante la quasi stagflazione nel caso dell'economia brasiliana, e il deficit della bilancia dei pagamenti nel caso dell'India. In Cina, la macroeconomia è un fattore maggiormente determinante per gli investitori. Cosa si può evincere da ciò? Sostanzialmente, che la crescita economica immediata si manterrà mentre le autorità cinesi affronteranno le importanti e necessarie riforme. Sul medio termine, le due grandi priorità per migliorare la "qualità" della crescita economica sono state ampiamente riconfermate dal nuovo esecutivo e vengono affrontate. In primo luogo si tratta di indirizzare lo sforzo di finanziamento delle spese di investimento verso il settore privato. È questo l’obiettivo alla base del programma di deregolamentazione del settore finanziario, sebbene a breve termine risulti penalizzante per il settore bancario. In secondo luogo, si tratta di sostenere la crescita del reddito delle famiglie e dei consumi. In tal caso, la leva sarà costituita dall'ulteriore urbanizzazione dell'economia, ottenuta con la riforma dello status degli Hukou. Nel contempo, l’obbligo a breve termine di mantenere una crescita economica sufficiente è rispettato, senza il ritorno delle pressioni inflazionistiche, in particolare nel settore immobiliare. Il compito è certamente arduo. Ma le nostre recenti visite in Cina rafforzano le previsioni di un ritmo di crescita economica pari ad almeno il 7% negli anni a venire, mentre gli indispensabili adeguamenti qualitativi verranno prorogati . Per ora, il proseguimento della ripresa negli Stati Uniti sarrebbe per la Cina un'indubbia fonte addizionale di performance economica.
-
NEGLI STATI UNITI...
-
come anticipato nella Lettera di gennaio ("Quali saranno le scelte politiche per l'economia?"), la ripresa del ciclo degli investimenti è proseguita nel corso del primo trimestre, supportata da una fiducia dei consumatori rimasta alta nonostante il prelievo fiscale subito a inizio anno.
La resilienza dei consumi interni, sostenuta dalla ripresa del settore immobiliare, la stabilizzazione dei ritmi di crescita della domanda dei paesi emergenti (in Cina le vendite al dettaglio continuano a crescere al ritmo annuo del 12%) e il riavvio dell'economia nipponica costituiscono altrettanti fattori di sostegno. I dati statistici di fine marzo delineano un'attività un po' meno vigorosa. Sarà quindi necessario, durante il secondo trimestre, monitorare il ritmo della ripresa statunitense affinché non si indebolisca, nonostante l'impatto negativo della recessione europea.
-
NEGLI JAPAN
-
Di sicuro è troppo presto per valutare l’efficacia del programma economico e monetario annunciato dal primo ministro giapponese Shinzo Abe e dal governatore della Bank of Japan Haruhiko Kuroda.
Gli investimenti connessi a questo tema, iniziati fin dalla fine del 2012 nel mercato azionario nipponico e interamente coperti contro il deprezzamento dello yen, si sono già rivelati molto redditizi. Ma le politiche radicali annunciate sono state rese necessarie per via del livello del debito pubblico giapponese, insostenibile a termine in assenza di crescita e di inflazione. Prevediamo quindi che le misure annunciate verranno perseguite con determinazione dalle autorità di Tokyo.
-
IN QUESTO INIZIO 2013, IL PANORAMA ECONOMICO GLOBALE SI PRESENTA DUNQUE MOLTO CONTRASTATO.
-
Eppure, rispetto alla scorsa estate, uno dei maggiori vantaggi della riduzione del rischio sistemico è proprio una correlazione più bassa tra le diverse asset class.
La specificità delle performance economiche a seconda delle regioni ormai viene debitamente rispecchiata dai mercati. Mentre nel 2012 l’indice di correlazione tra mercati sviluppati e mercati emergenti si collocava ancora attorno al 73%, oggi è sceso ad appena il 27%. Tra i mercati sviluppati, l’indice di correlazione è passato dal 47 al 28%. E tra i mercati emergenti è sceso dal 41 al 19%... Questa evoluzione è decisiva, poiché sebbene non esonera una gestione tattica dei Fondi (sempre peraltro molto attenta alla ripresa della situazione europea), giustifica comunque e più che mai, lo scopo di una gestione diversificata e globale.
Nuova debolezza dell'euro
La situazione di stallo della politica italiana e la crisi cipriota hanno assestato un duro colpo all'euro che ha continuato a indebolirsi di fronte al dollaro statunitense, scendendo a quota 1,2751, il valore più basso dal novembre scorso. Tale reazione, tuttavia, rientra anche in un contesto sfavorevole all'euro: la previsione di un differenziale di crescita superiore al 3% per il primo trimestre 2013 e il differenziale dei tassi a lungo termine, pari a 60 pb in favore degli Stati Uniti, un gap storicamente raro. Nei fondi Carmignac Patrimoine e Carmignac Investissement la nostra esposizione al dollaro è stata rafforzata e portata rispettivamente al 70 e 77%. Abbiamo mantenuto una copertura integrale sullo yen, in attesa della prima riunione della Bank of Japan (inizio aprile), durante la quale dovrebbero essere annunciate alcune misure per il potenziamento del programma di acquisto di asset che produrrà, tra le sue conseguenze, una svalutazione della moneta nipponica.
Pressione sui titoli periferici e sul credito
Sebbene i tassi dei Titoli di Stato spagnoli abbiano saputo resistere alle tensioni che hanno interessato il debito sovrano italiano, sono stati comunque influenzati dalla rinnovata sfiducia generale provocata dal tracollo delle banche cipriote. I portafogli obbligazionari di Carmignac Sécurité e Carmignac Patrimoine hanno leggermente sofferto degli spread dei titoli sovrani e del credito, durante questo periodo di avversione al rischio, mentre in un contesto di tassi volatili Carmignac Capital Plus ha potuto trarre vantaggio dai diversi motori di performance di cui dispone. Prevediamo tuttavia che questo episodio si tradurrà in un irrigidimento della gerarchia degli emittenti, favorendo le nostre posizioni, concentrate su quelli ad elevato rating. All'interno dei nostri portafogli la duration modificata è stata mantenuta a livelli moderati, avendo i Titoli di Stato statunitensi e tedeschi già raggiunto livelli di prezzo elevati. Di conseguenza, a fine marzo la duration modificata di Carmignac Patrimoine si attestava a 3,19, quella di Carmignac Global Bond a 5,74 e quella di Carmignac Sécurité a 2,06.
I mercati statunitensi e giapponesi continuano l'impennata
Il mercato statunitense si distingue dai mercati europei per il fatto di aver registrato un rialzo del 3,6% sul mese, avvicinandosi ai livelli più alti raggiunti dall'indice S&P dal 2007 a questa parte. I paesi periferici, verso i quali la nostra esposizione azionaria resta debole, sono stati penalizzati dall'avversione al rischio e da risultati macroeconomici deludenti. Per il mese di marzo il mercato azionario giapponese ha fornito una performance di rilievo pari al 7,25%, riflettendo la crescente fiducia degli investitori nella politica di reflazione annunciata dal primo ministro Shinzo Abe. I nostri Fondi globali Carmignac Patrimoine e Carmignac Investissement hanno pertanto rafforzato le rispettive posizioni nelle zone in cui la dinamica attuale risulta più favorevole: Stati Uniti e Giappone.
Verso un nuovo orientamento delle tematiche
Nonostante il mercato continui ad aspettarsi, probabilmente con troppo ottimismo, una vigorosa ripresa della domanda delle materie prime, permangono forti fattori frenanti: la natura della crescita cinese, la perdurante mediocrità della crescita globale e l'elevato livello delle scorte. Di fronte a questo andamento difficile, da diversi mesi i nostri Fondi hanno nuovamente concentrato le posizioni sulle risorse naturali che offrono dinamiche più favorevoli, come il settore energetico statunitense, soprattutto le fonti energetiche non convenzionali, le società di stoccaggio e trasporto, le società chimiche e le raffinerie, per le quali ormai la componente dei costi energetici è molto meno elevata. I nostri Fondi globali Carmignac Patrimoine e Carmignac Investissement hanno così liquidato le miniere aurifere il cui costo opportunità era diventato troppo elevato. Carmignac Commodities registra un rialzo dello 0,23% sul mese.
Asset allocation
Sul periodo, i nostri Fondi di Fondi hanno registrato performance positive. Per contro, l'esposizione un po' troppo prudente a fine mese e il contributo negativo dei portafogli europei hanno impedito a quest’ultimi di sovraperformare rispetto agli indici di riferimento. A fine mese, l'esposizione azionaria si è attestata rispettivamente al 36,9%, 25,8% e 17,9% per Carmignac Profil Réactif 100, 75, e 50. L'esposizione di Carmignac Investissement Latitude è pari al 50,5%.
Fonte: Morningstar, al 18/12/2012.
Non vi è garanzia di uguali rendimenti e quest’ultimi non sono costanti nel tempo.